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Beato Contardo FerriniLa Città di Verbania vuole ricordare il Beato Contardo Ferrini con l'istituzione di un premio letterario che ne riscopra l'eccezionalità dell'uomo e l'attualità del suo pensiero.
Grande giurista, salito agli onori degli altari, egli fu un laico, santo nella vita quotidiana, che seppe coniugare l'impegno politico con la fede cristiana in un periodo, la seconda metà dell'Ottocento, in cui si diffondono le tesi razionaliste avverse alla fede e alla Chiesa.
Il Premio Beato Contardo Ferrini - Città di Verbania, nasce con la finalità di far crescere un dibattito stimolante e costruttivo, prendendo spunto dalle intuizioni innovative di Contardo Ferrini in tema di fede, religione, politica ed impegno sociale, su temi attualissimi quali l'economia responsabile, la trasformazione della famiglia, i valori profondi dell'esistenza.
Gli argomenti trattati, gli autori presenti alla manifestazione e i contenuti dei libri in concorso selezionati per la prima edizione 2010, hanno lo scopo di approfondire e sviluppare le tematiche all'interno della società odierna. La riscoperta del Beato Contardo Ferrini, protagonista della cultura italiana, porterà sicuramente momenti di riflessione personali in un mondo che sempre più propone modelli di vita che non riescono a valorizzare l'uomo nella sua interezza, valorizzazione che il Beato Contardo invece pone come traguardo di una vita piena, vissuta all'interno della società civile.

 
I vincitori della quinta edizione del Premio Letterario Città di Verbania Beato Contardo Ferrini Stampa


I primi 5 libri e autori classificati, dopo attenta disamina dei voti della giuria, risultano i seguenti:

Vincitore della quinta edizione:

Aleksandrovich Storia di un’adozione - Alessandro Berard - ArabaFenice

Aleksandrovich. Storia di un’adozione, di Alessandro Berard (ArabAFenice, Boves, Cuneo, 2013), che davvero segue e “romanza” con un ritmo perfetto, secco, sincopato e ritmico come un cuore pulsante, spesso vagamente tachicardico, tutte le alterne vicende di un’adozione, dalla burocrazia spesso triste, tetra, insormontabile, fino alla dolcissima felicità del raggiungimento: “Mikhail in Siberia, Lorenzo all’arrivo in aeroporto in Italia e per l’ospedale italiano, Lorenzo Mikhail per sempre. Da crisalide a farfalla.”… Più e più volte sinceramente commovente, ma anche risolto con grande controllo stilistico, una brevitas incalzante eppure amabile…

 

Al secondo posto

L’ultima volta - Salvatore Maiorana - Edizioni Tracce

Salvatore Maiorana, studioso di neuroscienze (in particolare di Glottodidattica fra teatro, empatia e emotività), con L’ultima volta (Edizioni Tracce, Pescara, 2013) trasporta il suo lettore in un romanzo che è verità ed insieme è fiction: dove insomma la veridicità della trama, dello scenario, della drammaticità e insieme della fuga sentimentale, danno materia e incendiano il pathos di una vicenda tutta ambientata in un Afghanistan lacerato e sconvolto… Shane, Shamira, Atash, Fereshteh, Shamira… sono protagonisti di vicende che entrano nei nostri telegiornali purtroppo quasi ogni giorno – ma ci entrano spogliate, deprivate della forte carica di sogni, speranze, dissidi, innamoramenti che esse contengono. E che qui vengono come recuperate, con la complessità e ricchezza universale dell’animo umano, quando prende le parole della politica e della retorica, della solidarietà recitata, arringata, e si sforza semplicemente di metterle in pratica: “Kabul, Herat e tante città dell’Afghanistan sono cosparse di mine anti-uomo, di bombe. Noi abbiamo bisogno invece di ospedali, di scuole, di università per i giovani. Nessuno può regalarci la libertà. la libertà è un bene che deve essere conquistato, un seme che cresce e dà frutti solo quando viene piantato e innaffiato dalle lacrime e dal sangue del popolo.”…

 

Al terzo posto

Tiemmeo Quel fragile confine tra rassegnazione e speranza - Pino Greco - LiberEdizioni

Pino Greco, Tiemmeo, sottotitolo “Quel fragile confine tra rassegnazione e speranza” (liberedizioni, Brescia, 2013), ci porge il racconto in prima persona – cioè la testimonianza diretta – di un preside in pensione abruzzese, quasi settantenne, trapiantato da anni a San Felice del Benaco, nel bresciano, che nel 2005 ha scoperto di essere malato di leucemia… Dunque da 8 anni Greco segue tutti i protocolli di cura dei reparti di Ematologia e Trapianto Midollo Osseo degli Spedali Civili di Brescia, ma soprattutto racconta qui il “crogiulo d’umana varietà” e il “porto franco dei sentimenti” che ha incontrato ed incontra ogni giorno – nel bene e nel male – alle prese con la sua difficile cura e malattia… “Già, perché di lì a poco sarebbero entrate loro. Le infermiere. Gli angeli del risveglio. Venivano per ripristinare il candore dei letti e per spazzare le scorie di pensieri tetri.”

 

 

Al quarto posto

Dignità di donna Storia di una moglie che nonostante tutto amava - Vittoria Colacino Diletto - D’Ettoris Editore

Dignità di donna, di Vittoria Colacino Diletto (“Storia di una moglie che nonostante tutto amava”, D’Ettoris Editori, Crotone, 2013), cerca con grande semplicità e immediatezza di raccontare il dramma privato, la dignità schiacciata ma insuperabile della moglie d’un capomafia, che per amore dei figli e della famiglia finge di non vedere… Fino al giorno in cui tutto si spezza, tutto si perde – ma anche tutto la rianima! Scrittura semplice, quasi elementare, eppure sono molti i meriti, il “civismo” psicologico, la struggente lezione antropologico-culturale di questo libro scritto e immaginato da una giornalista e scrittrice calabrese di Cutro (CZ), molto attenta al ruolo e al destino della Donna, specie nelle situazioni più insidiose e intollerabili, come le sudditanze insieme familiari e mafiose…

 

 

Al quinto posto

Padri Una piccola, grande famiglia milanese attraversa il Novecento - Marco Pogliani - Mondadori

Padri, di Marco Pogliani, è “Una piccola, grande famiglia milanese”, recita il sottotitolo, che “attraversa il Novecento” (Mondadori, Milano, 2013)… Libro avvincente, secco e insieme sinuoso, orchestrato d’ombre e ferito di fessure e tagli di luce, come una grande stanza piena d’intimità e di destino, quando alziamo, apriamo le serrande, arrotoliamo le saracinesche, al mattino, per riaccompagnarci e riassaporare il nuovo giorno… Abbiamo detto libro, ma potevamo anche dire film – tanto le scene via via avvicendate, ricordate, prendono la consistenza e la profondità, la plasticità di romanzo visivo, film snocciolato, e che anzi da spettatori quasi ci vorrebbe partecipi, lì presenti tra gli anni e i decenni, il Tempo Perduto che sempre è anche Ritrovato – ma adesso con i tempi puri e contorti del cuore, la memoria collettiva dell’Epoca (e l’inconscio collettivo, avrebbe aggiunto Jung), non solo con i retaggi, i tempi e gli scorci de-scritti d’un pur bel romanzo assieme storico e intimista… Milanese del ’57, tanti anni all’IBM, poi all’Olivetti, Mondadori, Enel… Pogliani si è sempre occupato di aziende e della loro voglia e capacità di comunicare. Oggi si racconta perché rintraccia le radici tutte che lo accendono – come un grande circuito elettrico (o circo d’anima?) – e mutatis mutandis sono le stesse di tutti: “Ero. Stavo. Esistevo. Partecipavo della Realtà. La Realtà mi lasciava entrare nel suo mistero. La Realtà mi si rivelava senza dir niente di sé. Viaggiavo senza muovermi. Contemplavo senza capire. Amavo senza sentire. Eppure era tutto autentico. In una coscienza nuova del mio essere. Del mio essere al mondo.” Da tanto tempo non leggevamo un libro così umile e fiero di esserlo (cfr. lo splendido passaggio della lettera del padre, a pag. 220): “Ti prego quindi di esercitare l’umiltà di sempre.”

 

Quell’umiltà che, noi sentiamo e ci crediamo, forse è riuscita a guidare anche i nostri giudizi, le nostre opinioni e adesioni, perfino divergenze! Che noi sentiamo, accogliamo e ridoniamo amichevoli come questi giudizi, sinceri come uno specchio. 

*********

Segnalazioni speciali

Due segnalazioni particolari per due testi particolari, più o meno fuori tema (l’inno bibliofilo di Kerbaker) o comunque dispersi in un frammentarsi lucido e fervido di domande e risposte (il “diario di bordo” di Centofanti, che è sacerdote, cioè ministro di Dio – e con un’attenzione particolare al mondo degli umili, talvolta dei negletti)…
 
- Dunque, un elogio va riservato ad un testo assai gustoso ma quasi didattico, comunque didascalico, come Lo scaffale infinito del bibliofilo (bibliomane?) “reoconfesso” Andrea Kerbaker, “Storia di uomini pazzi per i libri”  (Ponte alle Grazie - Salani Editore, Milano, 2013) – da Petrarca a Monaldo Leopardi, da Borges a Umberto Eco, la Biblioteca di Babele resta sempre irraggiungibile, ma ognuno la vorrebbe raggiungere – o meglio: incarnare…

- Anche Fabrizio Centofanti, con Salva l’Anima (Effatà Editrice, Cantalupa, Torino, 2013), ci dona un continuo, inesausto investigare: ma questa volta, all’unìsono, il pubblico mare del sociale e la propria intima, introiettata coscienza di operatore di Fede… Ecco il suo diario, insieme intellettuale ed esistenziale, di sacerdote diocesiano, a Roma dal 1996: un sacerdote letterato (autore di bei saggi su Rebora e Calvino), alle prese con le persone, le notizie, le riflessioni piccole o grandi, meritate e incontrate durante un intero anno di approccio e contatto (dal carcere di Rebibbia ai campi nomadi) con i più umili e bisognosi: “Vuoi scrivere un romanzo teologico, ma ti viene sempre da pensare alla baracca di Dragan, alle corse di Lela e di Liubìsa, alla faccia imbronciata di Christian e allo sguardo fiero di Visnia e di Roberto; vedi le lacrime di Antonio, che cerca di afferrare la mano della madre morta per convincerla ad attraversare, senti le urla di Bojidar nel cortile, i lamenti sconnessi e allucinati con cui Zaccaria chiede i soldi per Assisi, dove lo aspetta, dice, la nonna. Ti viene il dubbio che la teologia sia questa, che Dio si spieghi solo attraverso gli occhi strabici di Savin, la barba ispida di Mario, rosso per l’alcol e la disperazione…”.


In fede,
la Giuria del “Premio Beato Contardo Ferrini”
– Città di Verbania 2014 –


(Plinio Perilli, presidente; Marco Botti, Marco Ferraresi, Claudia Salina)
 

 
Premiazione quinta edizione Stampa
Premio Letterario Città di Verbania Beato Contardo Ferrini - Premiazione quinta edizione - Programma

Premio Letterario Città di Verbania
Beato Contardo Ferrini

Premiazione
Quinta edizione

Venerdì 7 novembre 2014
ore 20.45
-
Villa Giulia
Via Vittorio Veneto - Verbania Pallanza

-

 Saluto delle autorità
Monica Abbiati assessore alla Cultura
Plinio Perilli presidente della Giuria
Conduce e coordina Carlo Teruzzi

Presentazione finalisti

 Cerimonia della Premiazione

Intrattenimento musicale

a cura dell'Associazione
Note Romantiche
con Ruslan Apostolov violinista
 

 
5a edizione del Premio Letterario Città di Verbania Beato Contardo Ferrini Stampa

Anche quest’anno la partecipazione di libri e autori al premio letterario “Beato Contardo Ferrini – Città di Verbania” 2014, è stata intensa e qualificata, con opere di sicuro spessore.
Ci sono infatti giunti, certo a specchio della migliore produzione corrente, documentati romanzoni storici (Michele Gianni, Il piombo e l’orologio); trame cadenzate e intrecciate, già quasi pronte per moderni film thriller internazionali (Simone La Perna che ne L’uomo che guarda la pioggia fa inseguire ai suoi due scienziati/eroi l’antidoto contro il veleno del ragno Hairy – che è come dire… mutatis mutandis, il vaccino contro l’Ebola!); affascinanti saghe insieme familiari ed epocali (Marco Pogliani, Padri; Vito Antonio Gastaldi, Il colore della lavanda); fervide investigazioni storico-giornalistiche sul filo della clamorosa denuncia  (Maria Canale, Dalle foibe al Giorno del Ricordo); confessioni e denunce che dallo struggimento privato giungono alla coscienza pubblica, civile, con una rinnovata consapevolezza etica e umana (Vittoria Colacino Diletto, Dignità di donna)…
Ancora, veri e propri “inni all’amore” come frutto e fiore stesso di conoscenza (Vittorio Casali, Ancora insieme), resoconti lirico-esistenziali (Vincenzo Santoro, Il bambino di un tempo), perfino approcci scanzonati (Gianroberto Viganò, Stranezze in Lombardia e dintorni), raffinate discettazioni sul labirintico destino dei libri e degli uomini che vi si specchiano (Andrea Kerbaker, Lo scaffale infinito) – ma, soprattutto, testimonianze dirette (appena un po’ mascherate, “sceneggiate” in funzione narrativa) di cruciali, dolorose esperienze personali, anche qui, come sempre, in prezioso, vertiginoso bilico tra dolore e speranza: cioè, tra l’esperienza triste e romanzata d’una malattia invalidante (Pino Greco, Tiemmeo), e il racconto intrigante e inquieto d’un medico senza frontiere che opera a Kabul, nel martoriato Afghanistan (Salvatore Maiorana, L’ultima volta); ma anche il diario aspro e dolce all’unisono d’un prete nella periferia romana dei più umili e disadattati (Fabrizio Centofanti, Salva l’Anima); o, per voto munifico e coraggio, agone della gioia, la scelta creaturale d’un’adozione (Alessandro Berard, Aleksandrovich. Storia di un’adozione), l’accoglienza d’una piccola vita che rende certo più grande e vera anzitutto la nostra, e molto più giuste e pure anche le nostre risorse, e inesauribile, rigemmata in progress, per noi e per tutti, la speranza fragile ma schietta nel quotidiano.
Scriverlo diventa allora un dono ulteriore – dono donato e raccontato anche gli altri.
Più impegnativo è stato poi selezionare i vari volumi in base anzitutto ad una reale aderenza al tema privilegiato per quest’edizione (l’individuo come fulcro e traguardo creaturale); e ancor più scegliere gli esiti migliori per felicità d’ispirazione, forza e tenuta etica, anche eleganza – a tratti, vera e propria, corroborante squisitezza stilistica.

Plinio Perilli - Presidente della Giuria

I cinque libri finalisti

Aleksandrovich Storia di un’adozione - Alessandro Berard - ArabaFenice

Aleksandrovich
Storia di un’adozione
Alessandro Berard
ArabaFenice

Dignità di donna Storia di una moglie che nonostante tutto amava - Vittoria Colacino Diletto - D’Ettoris Editore

Dignità di donna
Storia di una moglie che nonostante tutto amava
Vittoria Colacino Diletto
D’Ettoris Editore

 

Tiemmeo Quel fragile confine tra rassegnazione e speranza - Pino Greco - LiberEdizioni

Tiemmeo
Quel fragile confine tra rassegnazione e speranza
Pino Greco
LiberEdizioni

 

L’ultima volta - Salvatore Maiorana - Edizioni Tracce

L’ultima volta
Salvatore Maiorana
Edizioni Tracce

 

Padri Una piccola, grande famiglia milanese attraversa il Novecento - Marco Pogliani - Mondadori

Padri
Una piccola, grande famiglia milanese attraversa il Novecento
Marco Pogliani
Mondadori

 

 

 

 
Quest'anno il tema s'incentra sull'Individuo che poi ovviamente porta con sé, insieme, il dovere di Realtà e il Sogno d'Infinito... Stampa


La strada all’Infinito

(dell’individuo creatura)


   “… La strada all’infinito è l’umiltà,” – scrive il Beato Contardo Ferrini (Milano, 4 aprile 1959 - Suna, 17 ottobre 1902) in una delle sue operette più concrete e rarefatte, più mistiche eppure quotidiane… – “la virtù più accessibile a tutti, ed anzi specialmente a coloro che noi meno stimiamo. Il povero tapino, che i laceri cenci non proteggono dal vento invernale, saprà, se virtuoso, innalzarsi a Dio con un’abitudine di santi pensieri e con una vita di umiltà e di rassegnazione. Il colpevole pentito de’ molteplici, gravissimi errori troverà nel suo stesso rimorso la strada a Dio e s’innalzerà tant’alto, quanto il giusto, superbo della sua giustizia, non potrà mai.”…

   Stiamo citando da Un po’ d’Infinito, una preziosa operetta che il Beato Contardo vergò nel 1883, apponendovi in esergo un piccolo, decisivo brano di Giambattista Vico, adottato come cruciale memento storico/filosofico: “Ens finitum quod tendit ad Infinitum”… Un ente finito che tende all’Infinito…
   Ecco, dovremmo davvero abituarci a convivere, meritare quest’infinità come un quotidiano dono di Dio; e insieme ad echeggiare, amplificare il nostro Esser-ci come individui (fragili e inermi, impauriti e fallaci) quale inderogabile, sacrosanto dovere d’altruismo:

   “L’unione con Cristo” – ha proclamato Benedetto XVI nell’enciclica Deus Caritas est (2006) – “è allo stesso tempo unione con tutti gli altri ai quali Egli si dona. Io non posso avere Cristo solo per me; posso appartenergli soltanto in unione con tutti quelli che sono diventati o diventeranno suoi. La comunione mi tira fuori di me stesso verso di Lui, e così anche verso l’unità con tutti i cristiani. Diventiamo ‘un solo corpo’, fusi insieme in un’unica esistenza.”…
  
   Anno importante, questo 2014: tra poche settimane, Giovanni Paolo II, l’ancora amatissimo Papa Wojtyła, salirà sull’altare della Santità – nel mentre Papa Francesco, già Cardinal Bergoglio, l’Arcivescovo di Buenos Aires venuto “dalla fine del Mondo”, ci affascina e non smette di ammonirci sui doveri, sul Dovere supremo dell’Umiltà… In una splendida omelia tenuta proprio ad Assisi nella Cattedrale di San Francesco, ha indicato, ricordato ai veri cristiani la strada delle virtù incarnate, attuate – non solamente vantate o recitate, cardinali o teologali che siano…

   Se l’inizio del nuovo secolo e del III millennio è stato e resta ancora un terribile banco di prova tra crisi economica e crisi di coscienza, annichilimento dell’etica e relativismi imperanti d’ogni fatta, più importante diventa invece raccogliere l’anelito e l’impegno concreto, quotidiano di ogni Individuo/creatura, in marcia verso la strada indicibile ma anche pensabile dell’Infinito.
   L’Infinito che già è in noi come gesto e atto di fede, luce primigenia suffragata nel dono celeste, confermata in terra…

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   L’Infinito e l’individuo… Due apparenti contraddizioni, acuite da secoli – millenni – di malversazioni ideologiche, di ambiguità finanche teologiche, di equivoci laici, di connivenze religiose…
   Due concetti, due raggiungimenti i più distanti possibili – almeno in apparenza – possono invece tornare a unirsi, a incontrarsi fino al rispecchiamento. Una grande visione d’armonia li reclama entrambi, ci reclama a capirlo.
   Dimenticando, certo, il paludamento delle discettazioni teoretiche… Lasciamo quindi stare l’accezione filosofica dell’individuo come ente indiviso in se stesso e diviso da ogni altro essere. Individuum per i latini – per Cicerone – traduceva il greco atomon; e così passò al lessico medievale. Ma sul problema della conoscibilità dell’individuo gli scolatici si dividono: per San Tommaso esso nella sua corporeità è conoscibile solo indirettamente: per Duns Scoto e gli agostiniani, invece l’individuo è più intelligibile dell’Universale…
   Ridicolo, imbarazzante pensare che per interi secoli ci si accapigliò davvero su di un principio, come quello dell’individuazione – nell’incertezza gnomica e gnostica (giacché l’individualità risultava, secondo la concezione aristotelica, dal confluire della materia e della forma) se tale fosse la materia, in quanto determinatrice dell’universalità della forma (tesi difesa da Tommaso d’Aquino), o la forma, in quanto determinatrice dell’infinitezza della materia (iuxta Giovanni Duns Scoto)…
   I problemi, al solito, nascono coll’età moderna – quando il termine è usato sempre più a indicare l’individuo umano… E dunque a quel punto, romanticamente, o si rinnega il valore dell’individuo in nome di entità sovraindividuali (Hegel e Shopenhauer), o se ne riconosce il valore in funzione diversa dal superfetato individualismo etico e ontologico del ’700… Kierkegaard arriverà a sostenere una paradossale rivalutazione teologica dell’individuo…
   Ma preferiamo fermarci qua! – e andare avanti per atto di fede, non per freddi glossari ermeneutici o compunta, affilata sapienza da sterili filosofemi…
   Perché troppo spesso si è voluto declinare l’idea stessa di Individuo come risorsa, diritto, auspicio – ahinoi – di un mero Individualismo… Il che è ovviamente una pessima risorsa: e miserabile approdo… Lo capì perfettamente un filosofo, un razionalista pieno di Grazia come Blaise Pascal: “Ciò che può la virtù di un uomo non va misurato dai suoi sforzi, ma dalla sua normalità” (Pensées, 352)…
   Così come troppo spesso si immaginava di poter relegare l’Infinito nell’ambito dei concetti supremi, superni, comodamente troppo lontani da noi, al massimo pensabili, fruibili in termini lirici – sublimamente stoici, quando non scettici e sfiatati…

*********

    Invece ogni parola del Vangelo, ogni metro della nostra stessa vita è – rappresenta, colma, fiorisce – come un metro, un brandello, un ramo o un fiore in boccio, una nuvola ascendente e calda d’infinità… Lo sanno bene i poeti, che l’Infinito non lo escludono ma anzi lo percorrono, lo sognano e lo paventano assieme, poi ne fanno rima interiore, serena e inquieta nello stesso modo, notte d’oscuro che prepara, conosce il Sole… Siepe stessa dell’anima, a raffrenarla eppur discioglierla, leopardianamente, anche in fremito:
   “… Ma sedendo e mirando, interminati / spazi di là da quella, e sovrumani / silenzi, e profondissima quiete / io nel pensier mi fingo…”.
   Lo sanno bene gli individui/creature, gli uomini d’ogni giorno, la gente comune che ci somiglia e ci rispecchia: essi sanno quanto costa in lotta e silenzio, nerbo e pazienza quotidiani, rimanere creature essendo individui, e dunque salvare sempre in sé l’Individuo che ci rappresenta, e rassomiglia a tutti… Senza confini, identità, retaggi, progetti che non siano quelli universali e irenisti del vero Amore maiuscolo! Ancora il Beato Contardo, ancora Un po’ d’Infinito che ci ritempra, assieme, carne e spirito:

   “… Oh! l’Infinito noi lo sentiamo e l’intendiamo, esso è realtà viva e personale, atto primo, unico ed eterno, essere degli esseri, bene ineffabile, felicità suprema! Noi lo crediamo, perché lo esige la coscienza, lo dimostra la ragione, lo prova la tradizione, l’esperienza lo insegna”…
 
   “Il mio supplizio / è quando / non mi credo / in armonia”… intonava non troppi anni dopo l’Ungaretti soldato e “uomo di pena” de “I fiumi”: una poesia – un luogo dell’anima (e della Storia) – in cui davvero gli parve di ribattezzarsi “creatura”…
   Trascorsi altri decenni di ignominie storiche ma anche tante altre ventose primavere di ’900, anche Mario Luzi poggiò Su fondamenti invisibili (ma saldi richiami cristiani) tutte le sue certezze creaturali – immergendo la sua tirata, e il suo auspicio, nel sacro crisma della polemica sociale (la Società che non è quasi mai Civitas Dei ma bellum omnium contra omnes…):

   Le nazioni non meno dei singoli
   disimparano l’amore della sostanza, dimenticano
   quel giro stretto di vita e volontà
   che ne molò i lineamenti, ne definì l’essenza.

   L’individuo vede l’infinito proprio nello sguardo che mira all’amore, e più si mette a fuoco, meglio guarda lontano – allora realmente si destina a Dio. Ma il domani è sempre già qui, e l’adesso si misura a metri, a centimetri, piccoli gesti assoluti che l’Infinito aggregano, parcellizzano forse anche più vero. Questo anche Ferrini lo rimarca, quando nella sua splendida operetta ci addita un compito, come se assegnasse l’infinito ad ogni individuo, e in ogni cuore individuasse, come dire?, l’intera infinità, in ogni istante, ora minuto o secondo della nostra giornata:

   “… Non v’hanno azioni indifferenti per un essere sostanzialmente morale, come è l’uomo. In una vita pura ed elevata ogni azione, per comune e minima che sia, acquista un merito incomparabile dal fine eccelso che informa tutta quella vita, e si distende così come un filo di virtù, di pace, di merito, che compensa l’iniquità perpetua di tante vite, in cui si troverebbe a stento un istante, scevro da colpa!”…

   Per questo forse il nostro compito di quest’anno, nel selezionare e poi premiare i migliori libri (il Premio dedicato dalla Città di Verbania al Beato Contardo Ferrini è giunto alla sua 5^ edizione!), è ancora più arduo e insieme importante. Dovremo misurare, o meglio riconoscere la qualità di quest’ansia d’Infinito, questa dedizione insieme pubblica e privata dell’Individuo/creatura… Dovremo trovare barlumi di luce in ogni foschia, in ogni banco di nebbia o letto di tenebre. Fuori d’ogni metafora, nell’esperienza concreta della vita…
   Dovremo rincorrere i valori che ci restano e quelli che ci sono stati sottratti – valori di tutti sottratti ad ogni Individuo.
   Dovremo dire ai giovani di credere al futuro. “Dite agli smarriti di cuore, specialmente mediante la testimonianza della vostra vita: coraggio!” – esortava Karol Wojtyła – “Soprattutto a quei giovani che crescono in ambienti di subcultura, i superstizione, di violenza, in balia dei rigurgiti della città, facile preda della corruzione, della violenza, della droga. Per questi giovani siate disponibili al servizio, alla solidarietà, all’impegno concreto, tempestivo, efficace.”…

   Eccola, la vera e facile infinità di ogni Individuo: perdersi nelle ragioni e nei bisogni degli altri, e in esse – in essi – ritrovarsi. Sconfinarsi individui come singole lettere di un immenso alfabeto, parole tutte della grande Bibbia di Dio, sorriso o cruccio dolente dell’immenso Romanzo della Storia. Lo diceva anche Paolo – col suo fervore, con la sua forza – a memento dei confratelli Corinzi (I, 14, 31): “Poiché tutti, uno ad uno, potete profetare; affinché tutti imparino e tutti sian consolati”…
 
   L’Infinito è il servizio, è la solidarietà – d’ogni giorno e di sempre – è l’impegno concreto, tempestivo ed efficace. L’Infinito, diceva e pregava il Beato Contardo, l’Infinito è Dio.

Plinio Perilli

 
Aspettando il Premio Beato Contardo Ferrini 5a edizione: Concerto di Federico Sacchi, basso-baritono e Simone Pedroni, pianoforte Stampa
Aspettando il Premio Beato Contardo Ferrini 5a edizione: Concerto Federico Sacchi basso-baritono, Simone Pedroni pianoforte
Città di Verbania
Assessorato alla Cultura

in collaborazione con
Associazione Culturale Note Romantiche

Nell’ambito della quinta edizione del
Premio Letterario Città di Verbania
Beato Contardo Ferrini 2014

Lunedì 4 agosto 2014 ore 21.00
Piazza San Leonardo
Verbania Pallanza

Concerto

Federico Sacchi, basso-baritono
Simone Pedroni, pianoforte

Musiche di Schumann, Tosti e Respighi

In caso di maltempo il Concerto si terrà
nella Collegiata di San Leonardo

Ingresso libero
 
Aspettando il Premio Beato Contardo Ferrini 5a edizione: Proiezione del Film "Una canzone per Marion" Stampa
Aspettando il Premio Beato Contardo Ferrini 5a edizione: Proiezione del Film 'Una canzone per Marion'

Città di Verbania
in collaborazione con
Cinecircolo Giovanile Socioculturale
Don Bosco di Verbania

Nell’ambito del

Premio Letterario Città di Verbania
Beato Contardo Ferrini
- 5a edizione -

proiezione del film

Una canzone per

 MARION

regia di
Paul Andrew Williams


Martedì 6 maggio 2014
c/o Auditorium Hotel il Chiostro
Via Fratelli Cervi Verbania Intra


In programma tre proiezioni con inizio
rispettivamente alle ore 17.15 / 19.30 / 21.15

Ingresso libero
fino a esaurimento posti

 
Bando di partecipazione alla quinta edizione 2014 Stampa

Termine presentazione opere prorogato al 13 giugno 2014.

Premio Letterario Città di Verbania Beato Contardo Ferrini - Regolamento della quinta edizione
Il modulo di iscrizione alla 5a edizione